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LOTTIERI, CARLO – Il Pensiero Libertario Contemporaneo

 15,49

Una delle migliori analisi disponibili della dottrina libertaria

Edizioni: Liberilibri   Anno: 2001   pag. 314

Esaurito

COD: 018-56 Categoria:

1 recensione per LOTTIERI, CARLO – Il Pensiero Libertario Contemporaneo

  1. Libreria del Ponte

    Recensione di Carlo Zucchi

    In questo libro, Carlo Lottieri fa una panoramica assai lucida ed efficace del variegato universo libertario. Nella sua analisi, Lottieri non si limita a introdurre il lettore ai temi fondamentali del pensiero libertario e ai suoi principali esponenti, ma offre anche una personale interpretazione delle controversie che le tesi libertarie hanno suscitato tra gli studiosi di orientamento marxista, liberal, conservatore e comunitarista.

    Nella prima parte, dedicata alla genealogia del libertarismo, si evidenzia la tradizione americana del fenomeno, frutto della “congiunzione del libero mercato e dell’anarchismo e dell’incontro tra il liberalismo classico di John Locke e la contestazione individualista allo stato formulata da Warren e da Thoreau, da Tucker e da Spooner”. Per quanto concerne l’origine dei fondamenti “ideologici” del libertarismo, Lottieri sottolinea come questi siano radicati nell’anarchia medievale, e che una teoria liberale veramente coerente (Lottieri definisce i libertari “liberali coerenti”) dovrebbe fare perno sulla difesa della società civile dalla minaccia dello Stato unitario moderno, burocratizzato e centralizzato. Se prima della modernità non c’era una teoria liberale è perché non esisteva lo Stato quale noi lo conosciamo, ed è per questo che il Medio Evo, lungi dall’essere quel luogo di tenebre che la vulgata post-illuminista ci propina, costituiva un esempio di ordine politico il cui spirito era assai più “liberale”, in quanto privo di un centro di governo che avocasse il potere tutto per sé. Tornando alla tradizione americana, il pensiero libertario ha avuto, dal punto di vista politico, il suo maggior interprete in Thomas Jefferson, difensore dei diritti dei singoli stati componenti l’Unione, in contrasto con Alexander Hamilton, ex-militare la cui mentalità ne contagiò le idee politiche, favorevoli a un maggior accentramento delle competenze nello Stato centrale a discapito dei singoli Stati e del potere locale più vicino al popolo.

    L’evoluzione più recente del pensiero libertario, riscontrabile nella Old Right americana (le cui idee sono ben distanti dai neocons attuali), è stato testimoniato da autori quali Albert J. Nock, che scrisse il suo “Il nostro nemico, lo Stato” negli anni ’30, in pieno New Deal, e, in seguito, da Ayn Rand e Murray Newton Rothbard. Specie quest’ultimo, frequentatore del seminario di Mises, introdusse nel pensiero libertario americano le teorie soggettivistiche della Scuola Austriaca, in particolare l’approccio prasseologico misesiano, fornendo le basi per una teoria economica coerente alle concezioni proprietaristiche lockiane e jeffersoniane. Interessante, infine, il capitolo dedicato all’itinerario culturale di Robert Nozick, l’autore vicino alle tesi libertarie forse più conosciuto in Europa.

    Nella seconda parte dedicata alla filosofia politica libertaria viene evidenziato come quello libertario sia un ordine senza violenza che ripudia la guerra, ma non sulla base di strumentalizzazioni politiche anti-americane, come è il caso del pacifismo post-marxista (nel quale è data scorgere l’ostilità verso l’ex-nemico della guerra fredda), bensì sulla base di un coerente rispetto per i diritti individuali che la guerra inevitabilmente finisce per ledere. Non è infatti un caso, come Lottieri ben evidenzia nell’introduzione, che l’uscita del movimento libertario dal Partito Repubblicano sia avvenuta proprio sul tema della coscrizione obbligatoria (abolita poi nel 1975) ad un congresso della YAF (Young Americans for Freedom), durante il quale un giovane militante libertario salì sul palco e stracciò di fronte a tutti la cartolina di chiamata alle armi per il Vietnam. Un ordine senza violenza, naturalmente, è un ordine in cui nessun soggetto ti obbliga a combattere per lui attraverso la coscrizione, né ti obbliga a dargli denaro attraverso la tassazione. Un ordine senza violenza è un ordine in cui le persone cooperano pacificamente improntando le loro relazioni interpersonali sulla base del consenso reciproco.

    Nella terza parte relativa alle istituzioni libertarie, l’attenzione viene posta sulle comunità volontarie. Di fronte all’accusa, da parte dell’anarchismo collettivista e del comunitarismo, che il libertarismo sarebbe contrassegnato da un approccio economicistico tipico di una concezione utilitaristica dell’esistenza, Murray Newton Rothbard sottolinea come le basi del libertarismo siano etico-giuridiche. Il rifiuto del monopolio legale della violenza e della coercizione legale, tipico di un’impostazione giusnaturalistica coerente, non costituisce certo un ostacolo alla formazione di comunità su base volontaria e consensuale, quali erano, ad esempio, le comunità monastiche medievali, non certo esempio di una visione economicistica della vita. Conseguenza della preferenza per le comunità volontarie è la riscoperta del federalismo quale struttura poliarchica dell’organizzazione politica tesa, se non a cancellare, almeno a diminuire l’influenza dello stato moderno, frammentando il potere politico in unità omogenee per cultura, tradizioni e comune sentire.

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